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Morbo di De Quervain

Domanda:

A mia madre è stato diagnosticato il morbo di De Quervain. Di che cosa si tratta?

Risposta:

Il chirurgo svizzero Fritz De Quervain fu il primo a studiare mettendo in relazione (e a pubblicare poi un articolo sul tema) 5 casi di pazienti che presentavano ispessimento e dolore a livello del primo compartimento estensorio del polso. Da questo studio nacque ciò che oggi è noto in ambito medico come morbo di De Quervain, una particolare forma di tendinite, anzi più precisamente una tenosinovite, che colpisce le guaine sinoviali che avvolgono i tendini del pollice, in particolar modo l’abduttore lungo e l’estensore breve che permettono di muovere in lungo o in abduzione il pollice. Quando i tendini si infiammano, lo spessore della guaina aumenta e la sua apertura si restringe: in tal modo, riducendosi lo spazio che hanno a disposizione i tendini per scorrere al suo interno, avviene un netto aumento dell’attrito fra i tendini e la loro guaina, da qui il forte dolore che ne deriva. All’epoca la patologia era anche nota a livello popolare come “malattia delle balie”, perché colpisce soprattutto quella categoria di persone sottoposta a ripetuti sforzi a traumi del polso, come ad esempio balie/neomamme costrette per molto tempo a sostenere con braccia e mani il peso dei neonati (in generale, le donne risultano 6 volte più colpire rispetto agli uomini). Com’è ovvio, non sono solo loro a dover fare i conti con tale patologia, non da meno i tennisti, chi lavora come sarto/ricamatore, chi utilizza per molte ore al giorno tastiera e mouse (altra recente definizione è “mal di mouse”), o anche chi suona uno strumento.

Morbo di De Quervain

Morbo di De Quervain

Come ci si accorge di soffrire di questa patologia? Il primo segnale evidente è purtroppo il dolore, soprattutto mentre si muove il pollice in estensione e abduzione. I pazienti lamentano poi anche: formicolio al dorso del pollice, provocato dall’irritazione di un piccolo ramo nervoso che decorre sopra la guaina ispessita; gonfiore localizzato ed edema sul lato radiale del polso e nei movimenti di torsione dello stesso; tumefazione lungo il decorso dei tendini, punto molto dolente alla pressione. Se la malattia viene trascurata per troppo tempo, il dolore può estendersi anche all’avambraccio, pertanto è consigliabile recarsi al più presto da uno specialista che eseguirà una diagnosi, probabilmente servendosi prima del test di Finkelstein, che fornisce risposte molto utili per capire il grado di dolore del paziente, e poi magari di un’ecografia che evidenzi con precisione l’infiammazione dei tendini e la situazione della guaina sinoviale. Al solito, le possibili soluzioni per curare la malattia in questione seguono due strade: il trattamento conservativo e quello chirurgico.

Il primo è certamente il più utilizzato e ha come obiettivo di ridurre l’infiammazione: il primo passo da fare è, per quanto possibile, sospendere o quantomeno ridurre al massimo le attività che inducono a sforzare la parte interessata; inoltre, può essere utile l’utilizzo di un tutore o bendaggio funzionale per alcune ore di giorno e di notte, con lo scopo di tenere l’articolazione in posizione neutra. Per quel che concerne l’approccio fisioterapico, l’applicazione di terapie antinfiammatorie e antalgiche quali la tecarterapia, ultrasuonoterapia, laserterapia, nell’insieme sono molto importanti per ridurre il dolore e migliorare le strutture tendinee.

Solo nel caso in cui l’insieme deli trattamenti fisioterapici non porti esito positivo (è comunque preferibile attendere almeno un mese dopo i trattamenti in quanto i benefici spesso si percepiscono a lungo termine), allora si consiglia di procedere con un trattamento chirurgico che consiste nella decompressione e liberazione della guaina tendinea, un intervento in day hospital di 15 minuti circa, eseguibile in anestesia locale. Post intervento, la mobilizzazione delle dita della mano è immediata, mentre la medicazione va mantenuta per circa 10 giorni.