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Cicatrici retraenti

Domanda:

Come può essere trattata una cicatrice retraente?

Risposta:

In un paio di articoli del passato si è trattato, come ricorderete, l’argomento relativo alle cicatrici e alle conseguenze da esse derivanti. Oggi si vuole approfondire il tema entrando più nel dettaglio, soffermandoci, tra i vari tipi di cicatrici, sulla specifica categoria delle cicatrici retraenti.

Cicatrici retraenti

Cicatrici retraenti

Le cicatrici retraenti sono molto comuni, soprattutto a seguito di ustioni profonde e in molti casi possono generare dei deficit funzionali piuttosto importanti, a maggior ragione nei pazienti in cui sono localizzate nel collo o negli arti superiori o inferiori: la conseguenza di tali deficit è una contrattura intesa come forte limitazione nel movimento, ad esempio se si parla della mano può avvenire una gravissima limitazione articolare per una forma di retrazione cutanea e sottocutanea con possibile formazione di cordoni fibrotici inestensibili; lo stesso può purtroppo accadere con le espressioni del viso se è quest’ultima la parte colpita. 

Queste cicatrici sono il risultato di un processo cicatriziale errato e sono facilmente riconoscibili in quanto il loro aspetto è caratterizzato da arrossamento, durezza, superficie in rilievo. Fra le varie tipologie di cicatrici esistenti (che anche in passato abbiamo analizzato, fra cui: normale, cheloidea, ipertrofica, atrofica) è innegabile che queste siano fra le più problematiche in quanto si tratta, come si accennava sopra, di una retrazione cutanea con una riduzione della superficie e non di meno perché hanno come sede tipica le aree articolari sottoposte a flessione o estensione.

Com’è risaputo, infatti, non sempre il processo di cicatrizzazione di una ferita sul corpo di una persona può avere un decorso lineare e senza errori. In alcuni casi, sfortunatamente, durante il corso della maturazione delle cicatrici, queste possono subire le conseguenze di numerose variabili sia esogene che endogene: nel caso delle retraenti ciò che accade è una riduzione del volume del tessuto cicatriziale che provoca la trazione della pelle nella specifica area interessata. Le fibre di collagene in questa cicatrice sono disposte a cordone lungo i margini della lesione e, come spesso si vede nelle cicatrici da ustione, può avvenire la formazione di più cordoni di tessuto che si palesano sulla superficie colpita. 

La principale soluzione che ad oggi viene adottata nel caso di cicatrici retraenti problematiche per il paziente è quella chirurgica (solitamente in anestesia locale, modalità day hospital): l’intervento più utilizzato è certamente il cosiddetto di plastica a Z che permette la correzione del profilo di una cicatrice non soltanto per uno scopo estetico ma anche funzionale. Da non sottovalutare, comunque, generalmente prima di arrivare a scegliere l’intervento, i grandi benefici ottenibili grazie ai cortisonici per uso topico, alla pressoterapia e ancor di più l’innovativo utilizzo della terapia ad ultrasuoni con lo scopo di favorire la stimolazione tissutale in profondità.